Passaggi di Carriera e Narrazioni

Affrontare un cambiamento non è cosa semplice. Ai conflitti interni che riguardano la propria storia, la propria esperienza si aggiungono poi quelle narrazioni che girano intorno al cambiamento. Narrazioni che risuonano e riverberano e che il cambiamento possono facilitarlo oppure frenarlo. 

In questi giorni sto passando le consegne alla persona che mi sostituisce nella direzione della Rsa, ruolo che ho ricoperto negli ultimi 5 anni. Diversi mesi fa ho infatti deciso di intraprendere un altro percorso professionale. Una decisione lungamente meditata, ragionata, sentita. Un cambiamento significativo, importante, sofferto ma profondamente voluto. Potrò così dedicarmi al coaching e al counseling, professioni che amo e per cui ho continuato negli anni a formarmi. Sto inoltre seriamente valutando anche la possibilità di prendermi  una seconda laurea in psicologia. E no, non è mai troppo tardi per realizzare qualcosa d’importante per se stessi.

Non una dimissione la mia, ma un downgrade volontario. Così è stato definito il mio passaggio professionale.

Ho infatti deciso e chiesto  di restare, in accordo e con la disponibilità della struttura, con un mini part time, lasciando gli aspetti di management e gestionali, per occuparmi esclusivamente della relazione di aiuto con gli anziani, i loro parenti e la loro rete di riferimento.

Downgrade che in particolare alla mia età, sembra essere poco coerente, poco lineare, per non utilizzare altri aggettivi, come avventato, rischioso, insensato. Sicuramente una scelta non scontata, quando la stessa è una scelta voluta e non subita.

C’era una volta..

Siamo cresciuti, noi non millennials, con la storia che una volta conquistato il posto fisso saremmo vissuti felici e contenti. Ora però la narrazione è cambiata e sta cambiando. Le nuove generazioni hanno infatti altre storie di riferimento, altri draghi da sconfiggere e altri tesori da conquistare

Il posto fisso è davvero rassicurante e per chi? Conosco persone che si sentono letteralmente oppresse dal posto fisso, ed ingabbiate in una posizione che dai più (della mia generazione) è considerata “sicura”, in particolare se l’impiego è un impiego pubblico. Un ruolo importante, per chi è importante? Messe da parte le valutazioni “oggettive” sulla sostenibilità del cambiamento, non è semplice cambiare se il cambiamento è considerato anomalo agli occhi di chi ci osserva.

Cosa significa fare carriera? La carriera non è sempre qualcosa di lineare e verticale, dal punto A al punto B, e noi non siamo punti su un grafico. Ci sono dei percorsi lineari, dei binari che in alcune fasi di vita è confortevole e rassicurante  seguire, ma quegli stessi percorsi possono ad un certo punto diramarsi e mostrare panorami e scenari nuovi, radianti e trasversali.  

Quando penso a cosa è meglio per me, sento che devo prendere le distanze dai luoghi comuni, per poterli osservare da posizioni diverse e prendermi cura del mio sentire, proprio perché ho una certa età.

Il downgrade che sto attraversando, è per me una conquista, una scelta, una posizione che mi offre maggiori spazi di libertà e nuove possibilità, è un’opportunità che andando in direzione contraria mi sono faticosamente conquistata.

Non è facilmente spiegabile a chi osserva dall’esterno, come lo è invece il raccontare una promozione verso un ruolo prestigioso che ti offre un’identità nell’immediato, un biglietto da visita che non necessita di tante spiegazioni. In questi primi giorni la sento la differenza, sento una sorta di scomodità che riconosco, è quella che si presenta nei momenti di cambiamento, di crescita;  si sa che le confort zone ci proteggono ma ci limitano e ce ne accorgiamo quando osiamo affrontare la fatica che attraversare il cambiamento comporta. La mia posizione è cambiata, ma io sono sempre io, anzi sono un io rinnovata . 

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